Problemi di stagione: 2) Lotta alla Varroa

Premesso che tutti gli apicoltori che hanno adottato il metodo di lotta alla varroa "SpazioMussi®", da oltre tredici ani, non hanno più interesse a parlare o a sentire parlare di varroa, affrontiamo l'argomento esclusivamente per quegli apicoltori che ancora, nonostante la spesa, il carico di lavoro, le difficoltà e gli insuccessi continuano a insistere con la lotta chimica.

Ricordiamo succintamente gli altri metodi a basso impatto chimico, ammessi anche nella conduzione in biologico:

1) Asportazione della covata maschile i primavera "Metodo Campero" e trattamento in autunno con acido ossalico, che ha un basso grado di tossicità per le api e d'inquinamento dell'alveare

2) Blocco della covata in autunno ed unico trattamento chimico con acido ossalico

Giusto per essere chiari

Già negli anni ottanta del secolo scorso, dopo l'impatto con la varroa, c'è stata un'immensa fioritura di studi e sperimentazioni sulla biologia dell'acaro e sui metodi per contrastarlo.

Un aspetto d'importanza fondamentale riguarda il livello di pericolosità della popolazione di varroa, calcolata in percentuale sulle api adulte, tenendo presente che il 90% della varroa è dentro la covata opercolata.

Secondo uno studio dell'Istituto Agrario di S. Michele all’Adige pubblicato sul Notiziario tecnico del Centro Trasferimento Tecnologico della Fondazione Edmund Mach ( qui allegato), il livello di pericolosità della popolazione di varroa, rilevata nel mese di settembre, si attesta ad un valore compreso tra il 3% e il 5% di acari rispetto alla popolazione di api adulte (metodo dello zucchero a velo).

L'asportazione della covata maschile in primavera ha il grande effetto di rallentare lo sviluppo della varroa (ipotizzata in un raddoppio mensile) e permette all'alveare di arrivare all'autunno senza danni.

Il vero grande pericolo rimane LA REINFESTAZIONE per cui qualsiasi azione dell'apicoltore è destinata a fallire senza un coordinamento territoriale di lotta alla varroa con uniformità di tempi e metodi.

L'ha dimostrato in provincia di Trapani, a partire dalla campagna 1987/88, l'allora operante Associazione Provinciale "La Regina" i cui associati hanno unificato con successo gli interventi antivarroa, con gli strumenti allora disponibili, secondo un piano territoriale gestito dall'associazione.

Fai Sicilia ha raccolto questa eredità, un metodo che con il tempo è diventato un'abitudine, nel momento in cui è stata proposta l'adozione dei distanziatori SpazioMussi® su larga scala.

Distanziatore-Spazio-Mussi

In effetti, sostituire i distanziatori è soltanto il primo passo verso un'apicoltura consapevole di successo e rispettosa delle api, assieme ai distanziatori l'apicoltore deve cambiare mentalità, da padrone delle api a collaboratore delle api, sicuramente per molti è duro constatare che di apicoltura ne sanno meno delle api che pretendono di gestire, purtroppo questa è una strada obbligata: capire le esigenze dell'alveare e tradurle in interventi a favore, senza nulla togliere alla produttività, sfruttando e potenziando la capacità delle api di difendersi da sole, in particolare dalla varroa; un'attitudine, già nota e scientificamente dimostrata fin dal 1995, che va sotto il nome di "social grooming" ovvero spulciamento sociale.

Riamane irrisolta una questione riassumibile nella domanda: perché nelle arnie a spazio Dadant le api non riescono ad applicare efficacemente il "social groming" come fanno invece nelle arnie a SpazioMussi®?

 Alveari-Spazio-Missi-favignana

Nella foto: alveari a Spazio Mussi  - Vincenzo Stampa©

Nell'attesa che qualcuno si dedichi a questa problematica, continuiamo da apicoltori a godere felicemente del metodo e dei risultati.

Abbiamo, disponibili per tutti, le istruzioni per adoperare correttamente il metodo SpazioMussi®, condensate in un DVD.

L'alternativa la conoscete: spese, lavoro, risultato incerto.

Fate come vi pare. 

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