Alveare forte definizione, parte prima

alveare-forte---In ambiente scientifico ad ogni concetto va associata una descrizione del suo significato e possibilmente un esempio concreto.
I concetti astratti sono particolarmente ostici, il filosofo e matematico Bertrand Russel, nel suo trattato “Introduzione alla filosofia della matematica” dedica pagine e pagine al concetto di numero, di fondamentale importanza per ogni costruzione filosofico-matematica.


Questo metodo, in modo più pratico, è stato applicato rigorosamente nella costruzione del “ dizionario merceologico ” dove ogni merce ha una precisa denominazione e a ciascuna di esse viene associata una descrizione: origine, composizione, metodica di controllo, ecc. allo scopo di rendere univoco e universale il significato della denominazione stessa.
Un esempio semplice riguarda il Latte.
Con la parola latte si intende denominare il “ latte di mucca ” mentre per ogni altro latte deve essere indicata l’origine es.: latte di capra, di asina, ecc. con tutti gli annessi e connessi di cui sopra.
Nelle discussioni in apicoltura spesso si adoperano delle definizioni il cui significato non sempre è evidente, confidando nel potere evocativo delle parole e/o nella intuizione dell’ascoltatore/lettore.
Ne deriva che, in questo contesto, una stessa parola (definizione) assume significati soggettivi a volte senza nessun aggancio concreto, la libera interpretazione da origine ad equivoci ed errori che si riflettono gravemente sulla buona pratica apistica.
Uno dei concetti più bistrattati è quello di “ alveare forte ”, un concetto sul cui significato regna un grande confusione in un ampio ventaglio di opinioni, quasi sempre dettate più dall’aspirazione dell’apicoltore che dall’analisi puntuale.
Trovare una definizione di ” alveare forte ”, di valore assoluto, può essere di aiuto alla comprensione dello stato attuale di un alveare.
Per iniziare in modo semplice possiamo chiarire il significato di alcune parole:
- sciame; con questa parola si indicammo due situazioni diverse a) un gruppo di api con regina che ha appena abbandonato l’alveare originario per fondare una nuova colonia, b) una famiglia di api con pochi favi, in numero non ancora sufficienti a riempire il nido di un’arnia.
Per dirimere ogni equivoco allora classifichiamo il primo
(a) come “ sciame nudo ”,
il secondo
(b) indicando anche il numero di favi colonizzati dalle api, “ sciame con x favi ”
mentre
“ alveare ” sarà un’arnia con il nido completamente occupato (10 o 12 favi che sia).
Lo sciame o l’alveare vanno considerati come un unico organismo di cui i singoli componenti, ape regina, api operaie e fuchi, sono le cellule specializzate.
Affrontiamo quindi il concetto di “ alveare forte ”.
In prima approssimazione possiamo cogliere due aspetti fondamentali a sostegno del concetto; un alveare o anche uno sciame, inteso come unico organismo, è forte quando è in grado di:
1) assolvere a tutte le sue funzioni vitali
2) controllare il clima al suo interno

C’è da prendere i considerazione anche un terzo aspetto che riguarda l’apicoltore ed è il
3) Criterio di valutazione

1) Funzioni vitali
Sappiamo che le api svolgono diversi compiti in funzione delle necessità dell’alveare, queste loro abilità sono connesse all’evoluzione fisiologica dell’ape operaia e quindi all’età.
Per conseguenza, affinchè l’organismo alveare possa soddisfare tutti i suoi bisogni, occorre che al suo interno ci sia la presenza contemporanea di api di tutte le età.
Compito dell’apicoltore è fare in modo che l’alveare raggiunga questa condizione,
unitamente ad una grande popolazione, all’inizio della fioritura produttiva.
Durante l’inverno le api invecchiano per cui alla ripresa delle attività, in teoria, non ci sono le condizioni ideali per un perfetto funzionamento dell’alveare ma la natura ci viene incontro.
Dobbiamo considerare che per le api, quella che conta non è l’età anagrafica cioè il tempo trascorso dalla nascita alla morte, ma l’età fisiologica, la forzosa inattività fisica durante l’inverno preserva le api dall’invecchiamento fisiologico così che alla ripresa primaverile ci ritroviamo con un organismo funzionante.
Questa situazione emergenziale è soltanto la premessa al raggiungimento di una situazione stabile della distribuzione per età e quindi per compiti.
Ispezionando lo sciame dobbiamo essere in grado di valutare la distribuzione dell’età delle api nel momento attuale e nella progressione futura, non potendo valutare l’età delle singole api ci occorre un parametro di riferimento facile da misurare o almeno da valutare e sopratutto affidabile.
Questa informazione la ricaviamo osservando la covata, per il caso specifico non interessa tanto la sua estensione, che sarà proporzionale alla popolazione adulta, quanto la presenza contemporanea di covata dall’uovo all’ape pronta a sfarfallare. L’omogeneità e la continuità in questa distribuzione della covata si riflette, in prospettiva, nella distribuzione per età delle api adulte e ci da una misura precisa dell’efficienza attuale e futura dello sciame.
Siamo già molto vicini alla descrizione di quello che dovrebbe essere un alveare/sciame forte .

(alveare forte continua)

parte seconda 

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